MITSUBISHI A6M2 REISEN “ZERO”

MITSUBISHI A6M2 REISEN “ZERO”

Caccia giapponese, più noto come Zero, dalla designazione ufficiale della Marina nipponica, fu il simbolo della potenza aerea giapponese. Progettista fu Jiro Horikoshi, nel 1937 capo progettista della Mitsubishi. Lo Zero fu l’aereo costruito in maggior numero in assoluto dall’industria nipponica da marzo 1939 ad agosto 1945. Si trattava di un caccia e di un cacciabombardiere monoposto imbarcato con base sulla portaerei. Fu il primo aereo da combattimento imbarcato ad avere prestazioni superiori a quelle di un’analoga macchina terrestre. Con un serbatoio sganciabile, lo Zero aveva un’ottima autonomia, grazie a sofisticate tecniche di controllo motore/elica. Lo Zero aveva parecchi punti deboli – non era corazzato – ma nel periodo successivo a Pearl Harbor la sua potenza di fuoco, l’autonomia di volo e la manovrabilità ne fecero un pericolosissimo avversario. 

Impiego operativo

I primi A6M2 divennero operativi nel luglio 1940 e, pochi mesi dopo, ebbero il battesimo del fuoco in Cina, dove, il 12 settembre, durante l’attività di  scorta ai bombardieri, distrussero l’intero contingente di caccia cinesi, a fronte di nessun aereo perso. 

All’entrata del Giappone in guerra, gli A6M2 costituivano la punta di forza della caccia imbarcata sulle portaerei della Marina Imperiale. Nettamente superiori agli aerei alleati dell’epoca – soprattutto in velocità e in maneggevolezza – gli Zero (battezzati ZEKE in codice alleato) dettero un contributo determinante al successo delle prime operazioni giapponesi. 

Durante l’attacco a Pearl Harbor (7 dicembre 1941), gli aerei giapponesi partirono dalle portaerei per radere al suolo le installazioni di Ford Island e le navi americane all’ancora nella baia senza incontrare resistenza. Tra il dicembre 1941 e l’aprile 1942 gli Zero vennero impiegati nell’invasione dell’Asia sud-orientale e del Pacifico dove affondarono numerose forze navali inglesi. Verso la metà del 1942, l’Impero giapponese occupava l’intera metà occidentale dell’Oceano Pacifico, oltre alla Birmania e alla Cina settentrionale. L’espansione nel sud-est asiatico era stata fulminea, e fu presa in esame la possibilità di assaltare direttamente l’Australia in quella che venne chiamata la battaglia del Mar dei Coralli del maggio 1942 che vide la vittoria parziale del Giappone che non riuscì a effettuare lo sbarco in Nuova Guinea (primo vero contrasto degli alleati nei confronti del Sol Levante dall’inizio del conflitto). Un mese dopo, durante la battaglia delle Midway (atollo a ovest delle Hawaii) del giugno 1942, gli americani riuscirono a decifrare il codice segreto giapponese prevedendo l’attacco nemico che furono così in grado di respingere distruggendo tre portaerei giapponesi. La svolta ebbe luogo dopo questo storico avvenimento e non fu provocata soltanto dalle gravi perdite e dalla conseguente difficoltà dei giapponesi di rimpiazzare le macchine e i piloti abbattuti, ma anche dal graduale recupero delle forze avversarie e dalla comparsa di nuovi e più potenti aerei alleati.

Lo Zero venne impiegato anche nelle ultime azioni suicide: la versione kamikaze conteneva due bombe da 250 kg l’una. Negli ultimi dieci mesi della guerra nel Pacifico, almeno 5.000 aviatori giapponesi sacrificarono la vita gettandosi con i loro apparecchi contro le navi alleate.

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